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In epoca romana, verso il 200 a.C., l'entrata dello
Hieron fu modificata in modo da permettere l'ingresso di
vittime per il sacrificio. Fu costruito un parapetto
all'interno per proteggere gli spettatori, e nell'abside
fu ricavata una cripta.
Queste modifiche servirono a consentire la
celebrazione dei Kriobolia e dei Taurobolia della Magna
Mater anatolica, introdotti a quell'epoca.
Nei nuovi riti l'iniziato (o forse solo il
celebrante, in suo nome) discendeva in una fossa
nell'abside, e veniva versato su di lui il sangue degli
animali sacrificati, con un rito di natura battesimale.
Al primo impatto la pianta del santuario di
Samotracia può apparire confusa: questo è l'effetto
della topografia particolarissima del sito, e della
successione di diversi programmi edilizi succedutisi in
due secoli.
Il santuario occupa in effetti tre terrazze strette,
separate da due torrenti incassati, sulle pendici
occidentali del monte Hagios Georgios. Si entra da est,
dal propileo dovuto a Tolomeo II e chiamato per ciò
Ptolémaion (pianta, n° 20), che scavalca il ruscello
occidentale facendo da ponte.
Subito ad ovest, sulla prima terrazza, una piazza
lastricata e ribassata, a gradini circolari, ospita al
centro un altare, e doveva servire da area sacrificale -
ma non se ne possono precisare meglio le funzioni.
Un sentiero tortuoso scende verso la terrazza
principale, tra i due ruscelli, e lì si trovano i
principali monumenti cultuali. Una grande thòlos, l'Arsinoéion
o Rotonda di Arsinoe (pianta, n° 15), la più grande sala
circolare coperta del mondo greco, con i suoi 20 m di
diametro, serviva forse ad accogliere le processioni dei
sacri ambasciatori delegati dalle città o dalle
associazioni a presenziare alle grandi feste del
santuario.
La decorazione di rosette e bucrani (teste di toro
ornate di ghirlande, vedi immagine) fa pensare che anche
qui potessero avvenire dei sacrifici. La rotonda è stata
costruita sopra un edificio più antico di cui restano
soltanto le fondazioni.
Proprio allo sbocco del sentiero che porta
all'entrata del santuario si trova l'edificio cultuale
più grande, l'edificio del Fregio delle danzatrici
(pianta, n° 14), a volte chiamato Temenos, perché
corrisponde ad una recinzione monumentale che segnava
un'area sacrificale molto più antica.
La ricostruzione della sua pianta è notevolmente
cambiata nel tempo (si confrontino ad esempio le diverse
edizioni della guida archeologica di K. Lehman - la
pianta riprodotta qui è quella della 4.a edizione).
Si tratterebbe dunque di un semplice cortile
preceduto da un propileo ionico decorato dal celebre
fregio delle danzatrici (si veda qui sopra la figura).
L'autore potrebbe essere il celebre architetto Scopas.
Hieron - Santuario dei grandi dei di Samotracia
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