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Questo spazio è dominato da un grande portico lungo
140 mt, la Stoà (pianta, n° 8), che costituisce una
quinta monumentale del santuario, sopra al teatro.
È in questa parte del sito che si trovano le tracce
di occupazione più recenti: sul luogo dei tesori fu
costruito un forte bizantino, che ne riutilizzò i
materiali da costruzione.
« Si dice che, trovandosi Filippo a Samotracia,
nella sua prima giovinezza, vi fu iniziato ai misteri
insieme con Olimpia, allora fanciulla e orfana di padre
e di madre. Se ne innamorò; e, ottenuto il consenso di
Arymbas, fratello della principessa, la sposò." Così
Plutarco, nella Vita di Alessandro. »
(Eridoto di Alicarnasso)
Da questo aneddoto storico prende le mosse la fedeltà
al santuario della dinastia argeade, poi delle due
dinastie dei Diadochi, Lagidi e Antigonidi, che
rivaleggiarono in munificenza, nel corso del III secolo
a.C., nei diversi periodi della loro dominazione
sull'isola e più in generale sull'Egeo settentrionale.
Il primo sovrano di cui si sono conservate le tracce
epigrafiche è il figlio di Filippo e fratellastro di
Alessandro, Filippo Arride, che compare come principale
benefattore del santuario nel IV secolo a.C.: si deve a
lui probabilmente il Temenos (verso il 340 a.C.),
l'Altare corto nel decennio successivo, lo Hieron verso
il 325 a.C., così come il monumento dorico attorno
all'area circolare est, dedicato a nome proprio e di suo
nipote Alessandro IV di Macedonia, e quindi databile al
tempo del loro regno comune fra il 323 a.C. e il 317
a.C.
Rotonda di Arsinoe II
Santuario dei grandi dei di Samotracia - Indice
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