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Roma, nell'assoggettare
i vari popoli, come cercò di fondere tutte le stirpi
in
un solo popolo, cioè in una sola entità politica,
così anche volle unirli col vincolo della lingua comune,
e impose la sua lingua, il latino.
Se non che anche la lingua,
come il costume e come tutte le altre cose umane,
va soggetta a corruzioni e a modificazioni continue. In
contatto con le varie lingue originali dei vari popoli,
che anche trascurate non potevano morire, la lingua
latina si trasformò variamente nei diversi paesi.
Contribuirono a questa
trasformazione le attitudini linguistiche diverse da
popolo a popolo, le esigenze diverse, le diverse
civiltà, i nuovi bisogni che a mano a mano si facevano
sentire; vi contribuirono specialmente le invasioni
barbariche che misero i barbari vincitori coi loro
idiomi, in contatto coi vinti.

Quintiliano
Basta ricordare che già
Quintiliano si lamentava che ai suoi tempi i Romani
non pronunciavano più le consonanti finali delle parole,
che il dittongo au lo pronunciavano o,
onde pensare che per esempio la parola aurum (oro)
era già pronunciata orum pronuncia, come ognuno
vede, quanto mai vicina alla forma italiana oro.
Si capisce del resto che se
non si pronunciavano più le consonanti finali delle
parole, che erano quelle che segnavano il caso della
declinazione, e cioè i vari modi come quella parola
doveva esser intesa nel periodo, bisognava che in
qualche guisa si provvedesse a far capire questi stessi
accidenti che prima le desinenze designavano.
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