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Romanzi Cortesi - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi

L'Italiano invece compare più tardi di tutte. E ben se ne comprendono le ragioni, se si pensa che in Italia la tradizione del latino era più sentita, come inerente alla tradizione politica e patriottica; che qui più che altrove la vita era rimasta fedele agli antichi usi romani; che insomma la coscienza romana vi era più radicata che negli altri paesi.

 

Il volgare (come era chiamata non senza un certo disprezzo la lingua nuova, parlata specialmente dal Volgo, come oggi i dialetti, esisteva già: ma i letterati, i dotti, i poeti evitavano di usarlo, non credendolo adatto ad esprimere gli alti pensieri e le alte immagini, come il latino.

 

Così avvenne, che mancando del mezzo cui esprimersi, la nuova letteratura italiana tardò a comparire sulla faccia della nuova Europa; e mentre la Francia aveva già una fiorente letteratura lirica, romanzesca, popolare, comica satirica (basta pensare alle Canzoni di gesta, alla lirica provenzale amorosa, ai romanzi cortesi o cavallereschi, ai Fabliaux, al grandioso Roman de Renan) la letteratura italiana non esisteva ancora, e quando cominciò a vivere, naturalmente non poteva non trascurare il grande movimento della letteratura francese, e nacque dunque come imitazione di quella.

 

 

A ciò, contribuivano del resto molte altre ragioni, economiche e politiche. L'Italia era stata la terra più bistrattata dai Barbari, dissanguata da continue guerre e spoliazioni, poverissima, divisa tra diversi padroni.

 

Si cominciò subito a formare nella popolazione quelle differenze regionali che dovevano esser così deleterie poi, sino a tempi recenti, per la formazione di un'unica coscienza nazionale.

 

Invece la Francia aveva avuto un'epoca di grande potenza politica, ai tempi di Carlomagno, e si trovava già quasi riunita a nazione (salvo la Francia meridionale) ed era ricchissima.

 

 

 

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Il Romanzo di Lancillotto - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi