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Quanto sentimento della vita reale,
della natura, quanto studio dell'uomo, dell'anima umana,
in questi due grandi scrittori!
Pił vicini allo spirito di Dante sono invece l'Acerba di
Cecco d'Ascoli, il Dittamondo di Fabio degli Uberti, il
Quadriregio del Frezzi.
Ma gią lo spirito nuovo che il Petrarca e specialmente il
Boccaccio hanno diffuso coi
loro scritti trova continuatori e seguaci: ecco il
Pecorone, una raccolta di novelle, di ser Giovanni
Fiorentino; ecco le novelle di Franco Sacchetti
(1335-1400), il quale anche nei versi, per esempio nel
poemetto La battaglia delle belle donne di Firenze,
rappresenta schiettamente la maniera popolare.
A questo
tempo risale il rifacimento di alcuni poemi
cavallereschi francesi in due raccolte popolari,
i Reali
di Francia e il Guerin Meschino.
Intanto comincia a sorgere la cronaca, la prosa ascetica
e morale. Ricordiamo la coloritissima e sanguigna
Cronaca fiorentina di Dino Compagni (1258-1324), le
Cronache di Giovanni Villani, continuate poi dal
fratello Matteo e dal nipote Filippo, lo Specchio di
vera penitenza di Jacopo Passavanti, le Vite dei Santi
Padri di Domenico Cavalca, le Lettere, bellissime,
appassionatissime, di Santa Caterina da Siena
(1347-1380), e i Fioretti di San Francesco,
volgarizzamento dovuto a un anonimo di una vita del
santo scritta in latino da Frate Ugolino da Monte
Giorgio verso la fine del sec. XIII.
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