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Il Rinascimento
Quello spirito nuovo che il Petrarca
e il Boccaccio avevano portato nella letteratura
italiana altro non era che un senso di maggior
attaccamento alla vita, un risorgere dell'antica cultura
latina e in genere classica, una nuova sensazione che
l'Italia era una nazione a sé, privilegiata e diversa
dalle altre, che, per aver dato la culla alla antica
civiltà romana, non poteva prescindere da quella cultura
e da quella civiltà, nelle istituzioni politiche,
nell'arte, nella poesia.
Infatti verso la fine del secolo XIII le istituzioni e le
idee che avevano formato la base della società feudale
cominciano a sfaldarsi e a decadere, in Italia
specialmente dove quella civiltà feudale non aveva
trovato mai troppo favore.
I banchieri fiorentini, i
viaggiatori veneziani, sviluppando i loro commerci e
le
loro industrie in tutta Europa, si sono arricchiti;
la
piccola borghesia dei Comuni si è mutata in popolo
grasso.
Gli spiriti, non più assillati dalla povertà,
non più degradati dall'oppressione, cominciano a
distendersi, a riacquistare l'antica elasticità, a farsi
audaci, lieti e vivaci.
La Firenze del Boccaccio è già
tutta una festa di musiche di conviti di beffe di
allegrie.
C'è furia di vivere e di godere per rifarsi
dalla lunga astinenza medievale. Ma non si tratta di
godimenti bestiali.
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