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C'era nell'ideale di costoro una profonda passione, che
spesse volte arrivò quasi al delirio, e fece sperare
cose addirittura impossibili, come era per esempio il
ritorno puro e semplice al paganesimo.
Ad ogni modo, era
una nobile passione, che trovava rispondenze nel
popolo,
in cui era ancora profondamente radicata la tradizione
romana e cioè il culto della potenza di Roma, anche come
espressione di gloria patria, come amore del nostro
paese.
Non ricorderemo i nomi di tutti costoro ma citeremo i principali:
Coluccio Salutati,
Niccolò Niccoli, Leonardo Bruni, Francesco Filelfo,
Vittorino da Feltre, Pico della Mirandola, Lorenzo
Valla, Pomponio Leto.
L'opera di costoro in genere è morta: il fatto stesso
che essi scrissero in latino, lingua ormai condannata a
essere fuori della vita, li obbligò a temi e a materia
d'arte che non potevano esser vitali ; essi inoltre si
curarono più di imitare bene i classici, che di avere
una concezione propria e una propria personalità
artistica.
Ma questa opera ebbe una
grande influenza
sugli artisti contemporanei e anche sui poeti e
scrittori che restarono fedeli al volgare. Ormai non era
più possibile la trascuratezza e l'ingenuità stilistica
dei trecentisti.
Lo stile dovette esser curato, limato,
polito, sfaccettato, reso atto ad esprimere ogni cosa
più difficile e rara.
Lo studio dei modelli greci e
latini non poteva essere senza influenza anche sugli
scrittori che volevano mantenersi più lontani dalla
ispirazione classica.
Costoro, cresciuti a una piena
maturità intellettuale, con un senso esatto della
proporzione, della prospettiva, con un quadrato buon
gusto, con una cultura non più capricciosa e saltuaria
come per esempio quella di Dante, ma solida e
sistematica, si sentivano infastiditi delle puerilità di
concezione medievale, delle dissonanze, della rozzezza
primitiva, e preferivano una poesia senza sorprese ma
più regolare e omogenea, più profonda nel pensiero,
più
castigata nelle forme.
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