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Chi invece prendeva questo spirito cavalleresco dei
poemi di gesta proprio sul serio, e lo trattò con
passione profonda, fu Matteo Maria Boiardo (1442-1494),
signore di Scandiano, cavaliere egli stesso e poeta
delicato e gentile.

Matteo Maria Boiardo
Nell'Orlando innamorato egli ci dà
una rappresentazione della
vita fantastica dei cavalieri di Carlomagno, così fresca
e viva, che certo si può dire che questo poema sia
ancora sotto gli influssi dell'arte medievale in quanto
al contenuto, sebbene nella forma abbia già tutti
i
lenocini e le grazie della poesia del Rinascimento.
La poesia popolare del tempo è rappresentata dalle
rime
facete del Burchiello, barbiere di Firenze, il quale
scrisse poesie scombiccherate, ghiribizzose,
originalissime, che fecero epoca; non che dalle
rime,
strambotti e canzonette di Leonardo Giustiniani,
patrizio veneziano.
Un componimento, metà prosa metà poesia, di
ispirazione umanistica sebbene scritto in volgare è
l'Arcadia del Sannazzaro, gentiluomo napoletano, che
tratta un argomento pastorale.
Appartengono a questa
stessa epoca la Vita de! beato Giovanni Colombini,
pregevole operetta di Feo Belcari, e i Dialoghi della
Famiglia di Leon Battista Alberti.
Una speciale menzione
merita Annibale Caro, marchigiano, impareggiabile
prosatore e
traduttore infedele ma finissimo dell'Eneide.
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