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Letteratura Rinascimentale: Ludovico Ariosto - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi

Ma a mano a mano che il Rinascimento avanza le opere si fanno più vaste e mature.

 

Ecco l'Ariosto (1474-I533) col suo immortale Orlando furioso; ecco il Machiavelli (1469-1527), coi Discorsi, con le Storie Fiorentine, con l'operetta sua più caratteristica, il Principe; ecco Francesco Guicciardini (1483-1540) di Firenze, dove ebbe onori ed uffici, che fu anche mandato da Leone X a reggere Modena, Reggio e Parma, e poi la Romagna.

 

Lodovico Ariosto

 

Ritiratosi poi nella sua villa di Finocchieto, vi attese a scrivere e a meditare; e frutto di queste sue elucubrazioni furono la Storia d'Italia e i Ricordi politici e civili, una serie di massime politiche che danno prova del cinismo allora imperante in fatto di politica.


Un prosatore che allora passava per uno dei massimi, ma che oggi ci sembra ostico e pesante, e tutto vuoto sotto la venustà delle forme, è Pietro Bembo, le cui Prose fecero testo.


L'Ariosto, come ebbe larghissima fama e ammirazione entusiastica in tutta l'Europa,ebbe anche molti imitatori; ma nessuno riuscì a stargli a fianco.

 

Una parodia dei vari imitatori dell'Ariosto può dirsi il Baldus, che un ingegno originale è bislacco, Teofilo Folengo, scrisse in latino maccheronico.


Invece il Trissino tentò una poesia eroica al modo di Virgilio nel poema L'Italia liberata dai Goti; come pure la tentò l'Alamanni nell'Avarchide.

 

Ma l'Alamanni ebbe più felice ispirazione imitando di Virgilio le Georgiche, nella Coltivazione dei campi, un poema didascalico d'argomento campestre.

 

La lirica del tempo fu quasi tutta petrarchesca: vi si provò il Bembo, poi il modenese Francesco Maria Molza, Luigi Tansillo da Venosa, Gaspara Stampa padovana, Veronica Gambara, e persino Michelangiolo Buonarroti (1475-1564), il grande scultore ed architetto.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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