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Il teatro del Cinquecento è
tutto d'imitazione classica. Citeremo la Rosmunda del Ruccellai, la
Canace di Sperone Speroni, le tragedie di Giraldi Cinzio; e tra le
commedie quelle dell'Ariosto,
quelle del Cecchi fiorentino, del Lasca.
Una certa
originalità ha invece la Mandragola del Machiavelli, e
più ancora le commedie in vernacolo di Angelo Beolco
detto il Ruzzante, padovano.
Tra gli scrittori storici o cronisti ricorderemo il
Giambullari per la sua Storia d'Europa, Benedetto
Varchi per la sua Storia Fiorentina.
Tra i novellieri, che tutti o quasi imitano il Boccaccio,
sono da ricordare il Lasca fiorentino, vivacissimo nelle
sue Gene; Matteo Maria Bandello (1465-1562) che dà una
viva rappresentazione della società del suo tempo; e
Agnolo Firenzuola, elegante e garbato.
Una speciale
menzione merita Antonio Francesco Doni (1513-1574), che
scrisse un po' di tutto, ma specialmente è efficace nei
Marmi e nelle varie novelle sparse un po' in ogni parte
dei suoi scritti molto bizzarri e fantasiosi.
Pietro
Aretino fu certo il più efficace prosatore del tempo, ma
adoprò la penna a sfogo di libidine, come nei famosi
Ragionamenti, o peggio ancora per ricatti veri e propri
verso i potenti del tempo.

Pietro
Aretino
Una prosa elegante, pittoresca, vivace, scrisse Giorgio
Vasari (1511-1574), nelle Vite dei più eccellenti
pittori, scultori ed architetti; un'opera che è
consultata anche oggi con profitto anche per il copioso
materiale aneddotico che contiene.
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