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Letteratura Moderna - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi


 

La letteratura moderna

 

Ma i tempi fervevano di sorde linfe, delle quali non s'avvedeva il tenero e compiacente poeta cesareo Pietro Metastasio.

 

I governi si mettevano sulla via delle riforme; i popoli cominciavano a voler veder dentro la politica, e nubi nere si addensavano all'orizzonte politico. Dall'altro canto i filosofi cominciavano seriamente a pensare, e sulla loro orma pensavano gli scienziati, gli economisti gli stessi letterati.

 

L'Arcadia e le sue canzonette parevano già una cosa troppo futile e stucchevole, come una bevanda troppo dolciastra è nauseabonda. Si riprendeva in esame ogni questione, ogni problema della conoscenza rimasto finora sotto la polvere della tradizione, della autorità e della teologia.

 

Giambattista Vico (1668-1744), con la Scienza nuova iniziava la filosofia della storia; Pietro Giannone, nella Storia civile del regno di Napoli, mentre narrava fatti politici sviscerava l'andamento parallelo delle leggi e delle istituzioni.

 

Lodovico Antonio Muratori raccoglitore e vagliatore instancabile di storie e di cronache, fondava la critica storica; il Tiraboschi poneva mano alla sua monumentale Storia della letteratura italiana; Ferdinando Galiani, che sapeva alternare al brio dell'uomo di mondo le gravi indagini delle scienze sociali, scriveva lucidamente sul commercio dei grani e sulla moneta.

 

Pietro Verri trattava con eleganza le più severe questioni d'economia politica e di filosofia; Cesare Beccaria con l'operetta Dei delitti e delle pene si schierava contro la tortura, contro la pena di morte, e cambiava il fondamento della giustizia punitiva.

 

Mario Pagano nelle Considerazioni sulla legislazione faceva acutissime osservazioni, originali quanto esplicite.

 

Il centro di questo movimento era Milano, ma anche Napoli portava il suo valido contributo.

 

Era un calmo e sicuro procedere di coscienze verso il bene comune; una fiducia senza orgoglio nella perfettibilità umana, un senso generale di filantropia.

 

Lo stesso movimento influiva nella politica, nel costume, nella letteratura. Il bel Settecento dei guardinfanti, degli avventurieri, delle galanterie, si cambiava lentamente, ma sicuramente, in un secolo di serietà, di passione, di sincerità, di desiderio del bene.

 

Già l'oziosità e la prosopopea dei nobili cominciavano a urtare le coscienze della gente seria.

 

Già gli stessi vestiti, perduti i fronzoli e le decorazioni, si avviavano a una maggiore sobrietà, a un'eleganza più asciutta.

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura Moderna: Lorenzo Mascheroni - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi