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Una prima ventata di rinnovamento aveva
portato Melchiorre Cesarotti traducendo dallo scozzese Macpherson l'Ossian, una
poesia tetra e fantastica che
fugò tutte le dolcezze delle canzonette rolliane e
metastasiane, e portò un elemento nuovo finora nell'arte
nostra, e nuove passioni.
Ma ben più che dal Cesarotti
il movimento di rinnovazione fu operato dal Parini, che nella voluta asprezza delle
Odi reagì alle
dolcezze arcadiche, e nella voluta audacia degli
argomenti più vitali, anche se meno poetici per come
allora si intendeva la poesia, reagì al vuoto del
contenuto di quelle poesie per monacazione o per la
morte della cagnolina.
Ben altro contenuto morale e
civile hanno infatti le odi sull'Innesto, sulla
Educazione, sulla Ipocrisia, e la Caduta.
Nel
poema del Giorno egli poi
portò con l'ironia il desiderio di rinnovamento nello
stesso costume, irridendo al fastoso ozio dei grandi
e
alla loro tracotanza oltraggiosa verso le plebi
angariate.
Nel tempo stesso un vivace ingegno bislacco, il Baretti
(1719-1789), portava la critica letteraria in un campo
polemico, e battagliava audacemente contro l'Arcadia,
contro la falsità in arte, contro tutti i rimasugli del
Settecento, aprendo il campo degli studi alle
letterature straniere e specie inglese, di cui era
finissimo conoscitore per una sua lunga permanenza in
Inghilterra.
Il Fantoni tentava la poesia politica, il Varano si
rifaceva a Dante, Lorenzo Mascheroni prendeva come
argomento d'un poemetto la descrizione dei musei e
dell'orto botanico di Pavia.
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