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Letteratura Moderna: Vincenzo Monti - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi

L'Umanesimo, interrompendo la naturale evoluzione delle letterature moderne, le aveva irrigidite nella retorica ciceroniana.

 

Pertanto tutta la letteratura europea e in special modo quella italiana, meno nelle opere dei grandi, era stata lontanissima dalla vita e dalla verità delle cose.

 

Il letterato scriveva come drappeggiato in una toga, cercando di pensare come un letterato dell'epoca di Pericle o di Augusto. Di qui un'innaturale comunanza di ispirazione, e il difetto di ogni intimità.


Come reazione a questo stato di cose, sorse il Romanticismo, che voleva riportare la letteratura al suo punto di partenza, al momento in cui il Rinascimento era venuto a interrompere il suo corso.

 

Esso si rifaceva pertanto al Medio Evo, alla fede ingenua e piena di slancio di allora, e voleva che l'uomo, ripiegandosi su se stesso, cercasse di penetrare in profondità nell'anima umana.

 

Quell'arte che nel Medio Evo era stata concepita come missione, è ripresa adesso appunto in questo senso: essa deve badare anche al contenuto, anziché alla sola forma, e deve proporsi un fine morale e sociale.

 

Deve servire al bene dell'umanità, alla sua elevazione morale. Il poeta è il sacerdote dell'eterno vero, e deve sollevare i suoi fratelli alla contemplazione di tutto quel che di divino è sparso nella natura.


Uno dei primi poeti, in ordine di tempo, che troviamo in Italia e che, pur fieramente avverso ai romantici, non potette sottrarsi agli influssi delle nuove teorie estetiche, è Vincenzo Monti (1754-1828) di Alfonsine, autore di vari poemetti, come la Bassvilliana, la Musogonia, il Prometeo, celebre soprattutto per la sua bellissima e insuperabile traduzione dell'Iliade

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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