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Giovanni Prati (1815-1884)
trentino che scrisse poesie ardenti contro lo straniero
e ballate romantiche e poemetti sentimentali come l'Ermengarda.
Giovanni Berchet (1783-1851) milanese che
nella Lettera semiseria di Crisostomo diede il proclama
del romanticismo italiano, e scrisse ballate e poesie
patriottiche.
Silvio Pellico (1789-1854) di Saluzzo,
che nelle Mie prigioni, raccontando le traversie della
sua prigionia nello Spielberg dove era stato racchiuso
come cospiratore contro l'Austria, ci ha dato un puro
gioiello di sincerità artistica e di introspezione
analitica.
Giovanni Torti (1754-1852),
Luigi Carrèr, Giulio Carcano, Tommaso Grossi,
autore di un romanzo, Marco Visconti, e di parecchi
poemetti e novelle in versi; Bartolomeo Sestini
(1792-1822), che verseggiando la storia di Pia dei Tolomei commosse molti lettori.
Carlo Porta, che in
dialetto milanese usò l'arguzia popolare a fini satirici;
Massimo d'Azeglio (1798-1886) torinese che nell'Ettore
Fieramosca e più nei Miei ricordi si dimostra
gentiluomo
di spirito fine, di larghe vedute, di nobili sentimenti
patriottici.
Francesco Domenico Guerrazzi che in una
serie di romanzi storici, tra cui celebri l'Assedio
di Firenze e la Battaglia di Benevento, cercò di inculcare
alle nuove generazioni la coscienza patria, nazionale,
laica, repubblicana.
Giuseppe Giusti (1809-1850), di Monsummano, che prese
la poesia ad argomento di satira
civile e politica; Giovanni Dupré, che scrisse una
saporosa autobiografia; e, più grande di tutti, anzi
grandissimo nel suo immortale romanzo, Alessandro Manzoni.
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