|
Un altro scrittore veramente grande, sebbene
immaturamente rapito alla letteratura, è Ippolito Nievo
(1831-1861), che nel romanzo Le Confessioni di un
ottuagenario, pur con molte imperfezioni e difetti, si
mostra in certo senso più fresco e moderno dello stesso
Manzoni, precedendo le scuole francesi degli
impressionisti e degli psicologisti con finissime
indagini del cuore umano e specialmente del cuore
infantile.
Tra i prosatori ricorderemo Vincenzo Gioberti torinese
che nel Primato esaltò l'Italia e il
cattolicesimo;
Terenzio Mamiani di Pesaro, scrittore di Inni sacri, di
begli Idilli e di varie novelle in prosa e di scritti
filosofici e di pensiero.
Giuseppe Mazzini, genovese,
critico sagace di arte e di musica, scrittore politico
audace ma letterariamente corretto e profondissimo
pensatore; Atto Vannucci, storico dell'Italia antica;
Cesare Cantù (1804-1895), storico vasto se non profondo;
Michele Amari (1806-1889), che scrisse la
storia dei
Vespri Siciliani e dei Musulmani di Sicilia; Cesare
Balbo torinese, scrittore politico e storico;
Niccolò Tommaseo (1802-1874), di Sebenico,
poeta, filosofo,
critico, romanziere.
Ma lo slancio altruistico e il fervoroso idealismo si
esaurirono presto come una bella vampata.
Raggiunti i
vari scopi politici (in Italia l'unità e l'indipendenza
nazionale) i popoli, stanchi della dissipazione di forze
e di idee che aveva segnato la prima metà del secolo, si
misero a fare una politica pratica e spicciola, cercando
di consolidare le loro conquiste, cercando soprattutto
di economizzare e di arricchire, per rimediare alla
povertà che avevano portato con sé le guerre e le
rivoluzioni.
|