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Letteratura Moderna: Giosuè Carducci - Storia della Letteratura Italiana - Sintesi

Anche la filosofia divenne essenzialmente pratica, o come si disse, positivistica, come la politica; anche la letteratura doveva seguire queste tendenze al raccoglimento.

 

Il romanticismo finì, e si tornò un po' da per tutto agli ideali classicisti, che assunsero vari nomi nelle varie nazioni.


Il neo-classicismo italiano s'impersona nel grande poeta maremmano Giosuè Carducci (1835-1907), che mosse in battaglia per ricondurre l'Italia, sulle orme umanistiche, all'ideale classico e pagano.

 

Nobile, ma vana fatica! Gli ideali che egli voleva far risorgere erano morti da tempo. Così il fiero tradizionalista che non voleva influssi stranieri in Italia finì per celebrare Hugo, Heine, Shelley e insomma tutti i capi del movimento romantico straniero; il cantore di Satana finì per cantare in dolcissimi versi la poesia cristiana dell'Avemaria e le madonne adoranti il Bambino «con deità così gentile!».

 

Fra le sue opere principali ricorderemo Rime nuove, Rime e ritmi, Odi barbare e le belle prose di Confessioni e battaglie.

 

I suoi seguaci non tentarono neanche di riprendere la battaglia per proprio conto: Giovanni Pascoli (1855-1912), si orientò anzi decisamente verso gli ideali cristiani della fratellanza, del dolore, dell'amore a tutte le creature, anche inanimate (Myricae, I canti di Castelvecchio, Poemetti, Poemi conviviali).

 

Gabriele d'Annunzio (nato nel 1863) non ostante la istintiva paganità del suo temperamento sensuale, piegò la versatilità del suo ingegno multiforme alle varie tendenze moderne delle scuole poetiche specialmente straniere, ora inneggiando al superuomo nietzschiano, ora invece tutto estatico dinanzi alla mistica povertà di San Francesco (Il piacere, Il trionfo della morte, Le laudi, La figlia di Iorio).  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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