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APOTEOSI
Questa parola indica letteralmente l'assunzione
degli eroi nel novero delle divinità dell'Olimpo; in
seguito designò anche la cerimonia con la quale
gli antichi deificavano un imperatore od una
imperatrice.
L'apoteosi è un elemento di netta distinzione tra
il monoteismo e il politeismo, essendo essa
impossibile presso i popoli che adorano un Dio unico;
largamente praticata nell'antico Egitto, essa a
Roma ebbe origine con la deificazione di
Romolo, sotto il nome di Quirino, per
decreto del Senato; dopo di questa troviamo quella
di Giulio Cesare, divinizzato col nome di
Divus Julius.

Apoteosi di Omero -
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Quindi l'uso si diffuse nella Roma imperiale;
l'apoteosi non venne accordata a tutti i
principi: ne furono esclusi, tra gli altri, Tiberio,
Caligola e Nerone; la ebbero tuttavia, a dir vero,
personaggi che erano assai lungi dal meritarla:
Claudio, le due Faustine, ecc., la qual cosa
provocò le proteste o la satira della gente assennata.
Seneca scrisse contro l'apoteosi di Claudio,
e comicamente lo raffigurò mentre sale al cielo
zoppicando, per poi precipitare all'inferno.
Il Cristianesimo in sulle prime non fece
tramontare quest'uso, che vari imperatori, da
Costantino ad Onorio, furono ancora proclamati
divi alla loro morte: quella di Onorio fu
però l'ultima delle apoteosi di settantun Cesari.
Le arti figurate hanno spesse volte riprodotto
la cerimonia dell'apoteosi, specialmente su
cammei.
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