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La leggenda attribuisce a merito suo se il
Concilio di Trento non bandì per sempre la musica
dal rito cattolico. Molti furono gli epigoni del
Palestrina: migliore di tutti lo spagnolo
Ludovico Vittoria (2a metà XVI sec).
Frattanto un nuovo stile si veniva formando, che,
senza rinunziare alle conquiste della polifonia,
riabilitava la monodia. Gli strumenti che
si possedevano, specie a corda, permettevano degli
aggruppamenti nei quali parecchie voci si affermassero
senza confusione e servissero ad accompagnare un canto.

Ricchissima la letteratura del sec. XVI, in
canti con accompagnamento strumentale assai complesso ed
espressivo. A Firenze, Giulio Caccini
(1550-1618) inventa il canto recitativo
sostenuto da strumenti, e nella Camerata de'
Bardi, una società di musicisti studiosi, si
tenta di creare il dramma musicale sul modello
greco.
Jacopo Peri (1561-1633) compone sul
testo poetico del Rinuccini la Dafne e l'Euridice,
saggi iniziali dell'opera in musica. Ludovico
Viadana (1564-1645) perfeziona l'uso del
basso continuo, che è un modo di appoggiare gli accenti
espressivi della declamazione e non ha più nulla in
comune con il contrappunto.
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