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La pittura nel Trecento
Immensa la fioritura pittorica nel
periodo gotico. Le chiese diventano veri breviari della pittura,
folti libri a colori. La Basilica d'Assisi, S. Croce a Firenze, le
Cappelle dell'Arena a Padova e degli Spagnuoli in S. Maria Novella a
Firenze, il Palazzo Pubblico di Siena, il Camposanto di Pisa si
ricoprono d'una smagliante e dilagante veste di storie sacre, di
leggende, di simboli profani.
Giunta Pisano e Cimabue precedono il signore dell'affresco,
l'iniziatore dell'arte nuova, il degno amico di Dante:
Giotto.
La sua attività prodigiosa si svolge ad Assisi, a
Roma, a Padova, a Ravenna, a Ferrara, a Urbino, a Napoli.
Nella
Chiesa superiore d'Assisi egli narra con ingenui e poetici colori la
vita di S. Francesco; sulla volta della Chiesa inferiore ne celebra
con sottili allegorie le virtù e i trionfi.
A Padova, nella Cappella
dell'Arena, dà della Passione di Cristo una delle figurazioni più
semplici, drammatiche e potenti. In S. Croce di Firenze crea il suo
mistico capolavoro: la Morte di S. Francesco.
Egli rinnova l'arte
nel disegno, nella composizione, nell'espressione, nella
ricerca
della verità.
Formatosi su Cimabue e sul Cavallini, prorompe
nella
luce dei tempi nuovi con l'impeto d'una personalità eroica. In
nessun artista trovate, con tanta parsimonia di particolari, una
così grandiosa ricchezza d'effetto. La sua arte è d'una
straordinaria limpidità, d'una facilità elementare: popolaresca
insieme e pensosa e intellettuale.
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