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Pittura del Quattrocento in Toscana: Andrea del Verrocchio - Storia dell'Arte Italiana

Antonio e Piero del Pollaiolo (II metà del '400) approfondiscono l'anatomia e lo studio del moto, e lasciano pitture d'un'energia scultoria.

 

Non dimentichiamo che quasi tutti questi artisti si formano nelle botteghe degli orefici e che è dovuta in parte a ciò la nettezza spesso tagliente del loro disegno.

 

Si formano all'arte dell'orafo, come i due Pollaiolo, il magnanimo Andrea del Verrocchio, a noi già noto come scultore, e pittore d'uno scrupolo disegnativo quasi acerbo; il suo discepolo Lorenzo di Credi (1459-1537), diligente e d'un'eleganza un po' manierata; lo squisito, pensoso, tormentato Sandro Filippi, detto Sandro Botticelli (1444-1510), la cui linea è sinuosa e vibrante come una melodia, il cui disegno è tortuoso e imprevedibile e i cui volti sono stranamente irregolari nella loro profonda dolcezza.

 

I suoi quadri profani o mitologici - la Primavera, la Nascita di Venere, Venere e Marte, ecc. - eseguiti per i Medici, esprimono insuperabilmente l'anima pagana e lirica del Rinascimento fiorentino.

 

Il Botticelli, alunno pur esso del Verrocchio, dipinse a fresco, con la consueta originalità e irrequietezza di forma, nella Cappella Sistina in Roma, illustrò con disegni a penna la Divina Commedia e si spense come artista nel turbine di misticismo che Gerolamo Savonarola suscitò con le sue prediche dall'ascetismo violento.

 

 


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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