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Gli scioperi agrari del ferrarese
Anche
la questione degli armamenti fu oggetto di studio e discussioni.
Il governo chiese 200 milioni per i miglioramenti ritenuti necessari nell'esercito e nella
marina, ma per la tenace opposizione dei socialisti e degli altri partiti della sinistra, non potè averne più di 60, metà dei quali furono destinati all'artiglieria.
Il ministro della guerra, generale Vigano, non si trovò pienamente d'accordo colla commissione incaricata di riferire sull'acquisto dei cannoni dalla Casa Krupp, e rassegnò
le proprie dimissioni dopo le prime critiche tendenti a far credere che non avesse agito con eccessiva imparzialità nel fronteggiare e reprimere il movimento conosciuto col nome di «modernismo dell'esercito».
L'On. Giolitti credette bene di esperimentare
un ministro della guerra borghese e sostituì il generale Vigano col Senatore Casana, ex sindaco di Torino. Nelle
elezioni amministrative si ebbero aspre lotte fra i cattolici e gli anticleri.
L'alleanza dei partiti estremi determinò
la sconfìtta dei clericali in diverse grandi città, compreso Roma, ove
l'ex Gran Maestro della Massoneria Italiana, Ernesto Nathan, fu nominato sindaco.
Non mancarono gravi agitazioni. Gli scioperi agrari del Ferrarese furono energicamente fronteggiati dal
governo ma non fu possibile evitare sanguinosi conflitti. Altre agitazioni molto violente si ebbero nelle
Puglie nel successivo settembre. I socialisti non si trovarono del tutto d'accordo circa l'atteggiamento da tenere di fronte ai nuovi avvenimenti e nel
Congresso tenutosi a Roma (7 ottobre) si verificarono varie scissure.
Ma la loro
azione sindacale non si affievolì ed i dolorosi fatti verificatisi a Bologna ed a Milano nello stesso mese in cui fu tenuto il congresso, ne furono la prova più convincente. La
questione balcanica fu ampiamente discussa nei convegni fra Tittoni ed il Barone di Aerenthal a Desio (7 luglio) ed a
Soemmering (22 agosto).
La
Triplice - Storia dell'Italia Contemporanea
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