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Il Vaticano interviene ancora
I cattolici, mediante il cosiddetto Patto Gentiloni, conclusero
una vera alleanza coi liberali, ed il Vaticano sospese il non expedit in molti collegi.
La nuova Camera accolse un numero maggiore di socialisti e
dimostrò l'esistenza di una crisi non trascurabile in quasi tutti i partiti, eccetto il nazionalista che mandava per la prima volta i suoi rappresentanti a Montecitorio.
Nel discorso del Trono inaugurante i nuovi lavori parlamentari (27 novembre) fu messa in evidenza
la necessità di perfezionare e completare la legislazione sociale,
di curare gli interessi dell'agricoltura e dell'industria, di volgere
assidue cure alla marina mercantile, di migliorare la pubblica istruzione e
di riformare il Codice Civile e la legislazione commerciale.
E la Camera promise di «proseguire a rafforzare l'opera di previdenza nel campo economico e sociale» e di mantenere ed estendere l'operoso risveglio del
nostro popolo. L'incontro dei nostri Sovrani cogli Imperiali di Germania a Kiel (2 luglio) durante il viaggio del
Re d'Italia a Stoccolma fecero credere sempre più cordiali i nostri rapporti colla
Germania.
Nel marzo 1914 avendo i radicali deliberato «di non aderire ulteriormente alla situazione parlamentare» (7 marzo)
il Gabinetto Giolitti, anche per non affrontare
l'impopolarità che riteneva inevitabile essendo
necessario imporre nuovi tributi, rassegnò le proprie dimissioni (10 marzo) e
la presidenza del Consiglio passò all'On. Salandra (21 marzo), il quale dichiarò di voler fare una «politica di patriottismo e di libertà» (2 aprile).
Egli promise infatti di provvedere alle
necessità dell'esercito; cercò di fronteggiare le esigenze dei ferrovieri; usò la «più avveduta prudenza» durante la «settimana rossa» del
giugno, quando a Forlì si proclamò... la Repubblica ed il
generale Agliardi fu disarmato e sequestrato mentre si recava da
Ravenna a Cesenatico per le manovre.
La visita di Venizelos a Roma (3 gennaio) e l'incontro fra
i ministri di San Giuliano e Berchtold ad Abbazia (18 aprile) fecero credere prossima e soddisfacente la soluzione della
questione del Dodecaneso e dei problemi albanesi.
Le prime polemiche sul nostro atteggiamento di fronte alla guerra, scoppiata inaspettatamente ai primi d'agosto,
le divergenze di vedute fra il capo dello Stato
Maggiore generale Cadorna, succeduto al generale Pollio, ed
il ministro generale Grandi, l'On. Rubini ed il generale Zupelli
e la morte del Ministro di San Giuliano, determinarono però
le dimissioni del Ministero (30 ottobre).
La
Grande Guerra - Storia dell'Italia Contemporanea
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