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La presidenza del Consiglio rimaneva però all'On. Salandra.
L'On. Sonnino assumeva il portafoglio degli Esteri (5 novembre). Nelle
sue dichiarazioni alla Camera (3 dicembre) il
nuovo ministero affermava che la «suprema cura del governo» fu e doveva essere la «completa preparazione dell'esercito e dell'armata» perchè
l'Italia non doveva essere «prima o poi sopraffatta» e prometteva di attenuare in tutti i modi possibili gli effetti dell'inevitabile crisi economica ed alimentare, mediante
provvedimenti eccezionali.
La Camera approvò il suo programma con 413 voti contro 49 ed il Governo emise il primo prestito nazionale per un miliardo (19 dicembre). Intanto si prendevano disposizioni per fronteggiare in Libia la ripercussione della guerra santa proclamata dalla Turchia, si cercava di giungere ad un accordo coll'Austria atto a soddisfare
le nostre aspirazioni nazionali (9 dicembre) e si procedeva all'occupazione di Valona (25 dicembre).
Dal 1915 al 1918 la storia d'Italia si identifica con quella della Guerra per il compimento dell'Unità Nazionale. Prima del nostro intervento la politica interna fu
assorbita dallo studio e dall'attuazione dei provvedimenti necessari per affrontare l'arduo cimento (prestiti nazionali, consorzi granari, limitazioni delle esportazioni) e per garantire «la difesa militare ed economica dello Stato».
Il terremoto della Marsica, nonostante
le sue vittime ed i suoi danni ingenti, non fece ritardare affatto
i nostri progetti. Le trattative coll'Austria, malgrado tutte
le promesse del principe di Bulow, mandato espressamente in Italia per far intendere a
Berlino «la mentalità ed il punto di vista nostro» e per «spiegare a Roma i punti di vista della Germania» apparvero presto destinate a fallire.
Il 14 aprile il Governo concludeva il famoso Patto di Londra ed il 4 maggio — alla vigilia dell'inaugurazione del Monumento dei
Mille al fatidico Scoglio di Quarto — denunciava il
Trattato della Triplice.
In seguito allo storico discorso pronunciato dall'On. Paolo Boselli il 20 maggio nell'indimenticabile
seduta della Camera, terminata al canto dell'Inno di Mameli, tutte le divergenze fra coloro che dicevano assolutamente necessano l'intervento immediato e quelli che ritenevano meglio ritardarlo ancora per qualche tempo — divergenze che avevano determinato pochi giorni prima le dimissioni del
Gabinetto Salandra (non accettate dal Re) — cessarono come per incanto e tutti si proposero di portare
il massimo contributo al conseguimento della vittoria.
Un milione di giovani italiani non
avrebbero più rivisto i loro cari.
Inchiesta agraria
nel Mezzogiorno - Storia dell'Italia Contemporanea
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