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Epoca antica
L'area del comune di Pontedera risulta abitata fin
dal Paleolitico, come conferma il recente ritrovamento
di un insediamento in località “Cava Erta”. La posizione
era strategica per la vicinanza alla foce dei fiumi Era
e Cascina, che si immettevano nel vasto sinus lagunare
che a quel tempo lambiva le colline pisane.
È attestato un insediamento stabile nel Neolitico. Il
villaggio è vissuto per almeno tre secoli (tra 5.350 e
5.000 anni fa) in una zona asciutta in prossimità di una
foresta planiziale e lungo un paleoalveo fluviale, forse
l’antico corso dell’Era o del Rotina.
Si sa che gli etruschi si spinsero fino alla riva
sinistra dell'Arno e uno dei centri maggiori era
Volterra. Ma la mancanza di toponimi etruschi nelle
immediate vicinanze di Pontedera e lungo il tratto
terminale del corso d'Arno potrebbe sarebbe un indizio
della scarsa propensione abitativa di quei luoghi
durante l'antichità.
Sebbene la pianta del centro storico sia tipica degli
insediamenti Romani, non esistono tracce documentate di
quel periodo storico nella zona, né sono stati rinvenuti
segni della civiltà Etrusca.
Nella frazione di Gello sono peraltro documentati siti
di età imperiale abbandonati nel III secolo d.C.,
verosimilmente a seguito della formazione del padule di
Lavaiano.
XII-XIII secolo
Il nome della città deriva dal ponte che fu fatto
costruire dagli Upezzinghi alla foce dell'Era quando
ancora il borgo di Pontedera non esisteva. Le prime
tracce della presenza del ponte sono del 1099. Esisteva
invece all'epoca un villaggio, ora scomparso, di nome
Travalda.
Le prime tracce di Pontedera risalgono al 1163 quando
viene inclusa nell'elenco dei castelli pisani. Si
presuppone però che all'epoca non fosse ancora stata
fortificata e lo sarà solamente nella prima metà del
XIII secolo. Nello stesso anno si ha notizia della
chiesa di San Martino, posta sotto la pieve di Calcinaia.
Nel 1172 i Pisani respinsero la coalizione di Cristiano
(Lucca, Siena, Pistoia e i Guidi): fu il primo scontro
avvenuto a Pontedera. Nei secoli si succedono molte
altre battaglie tra Pisa e Firenze con esito alterno che
portano Pontedera sotto il controllo ora dell'una ora
dell'altra.
Il 1º luglio 1252 il castello fu teatro di una guerra
tra Pisa ghibellina e la coalizione di Firenze e Lucca
guelfa. Pisa risulta sconfitta e si ritira a Badia di S.
Savino. Nel 1254 ci fu un armistizio in cui Pisa dovette
cedere alcuni castelli a Firenze, tra i quali anche
quello di Pontedera. Pisa non accettò però queste
condizioni e rimase in possesso di Pontedera.
Il 23 settembre 1256 mediate un trattato Pisa da una
parte e Lucca e Firenze dall'altra, passo a quest'ultimi
ma fu riconquistato sei anni più tardi. fu stabilito lo
smantellamento del castello nella pace del 1256 fra Pisa
e Firenze.
Rafforzo quindi le protezioni costruendo un largo
fossato ma cadde nuovamente a Firenze nel 1266. Il conte
Ugolino della Gherardesca nel 1274 accetta di
smantellare il castello e il ponte. Nel 1278 il
castello, non distrutto viene consegnato al papa. Nel
1285 è occupato dai ghibellini fuorisciti da Firenze.
Nel 1284 è sotto il controllo pisano ma viene venduto
come pegno di garanzia per trasformare il governo pisano
da ghibellino a guelfo. Nel 1287 è occupato da
Fiorentini e Guelfi ribelli di Pisa. Firenze il 19
luglio 1291 stanzia tremila lire per la fortificazione
del castello, indebolito dalle guerre, e per la
costruzione di un cassero.
Nonostante questi lavori Pontedera nel 1291 torna
sotto il dominio pisano. Due giorni prima di natale
venne assalito da Guido da Montefeltro, podestà di Pisa.
Egli sapeva che a guardia del castello c'erano Guido
Borgherelli e Nerino de Tizzoni con cento fanti invece
di centocinquanta. I due castellani credendo nella forza
delle mura avevano ridotto la guardia e preso le paghe
dei fanti che non c'erano. Così il condottiero pisano di
notte scalò le mura dalla parte dell'Arno e conquisto il
castello. Il 12 luglio 1293 con la pace di Fucecchio
Pisa è costretta ad abbattere le fortificazioni di
Pontedera.
XIV-XV secolo
Nel 1347 rinizia la costruzione delle mure castellane
e tra il 1353 e 1355 quello della rocca. Nel 1328 viene
preso e arso il castello di Pontedera e passa sotto la
giurisdizione di Firenze. Nel 1341 mentre Pisa è
occupata nella guerra con Lucca occuparono vari castelli
pisani tra i quali Pontedera. Nel 1342 il castello è
perso e ripreso dai Fiorentini.
Nel 1364 con la sconfitta pisana nella battaglia di
Cascina e la successiva Pace di Pescia Pisa dovette
cedere molti castelli al suo nemico fino all'accordo del
1369, tra i quali però non figura quello di Pontedera.
La battaglia più importante si tenne nel 1369. Fu
combattuta tra l'esercito fiorentino e quello mercenario
di Bernabò Visconti signore di Milano, comandato dal
celebre condottiero Giovanni Hawkwood, già al servizio
della Repubblica Fiorentina, la quale fu sconfitta in
questa occasione.
Nel febbraio 1399 Gian Galeazzo Visconti compra per
duecentomila fiorini da Gherardo D'Appiano Pisa e il suo
territorio. Alla morte di Gian Galeazzo Pisa viene
ereditata da suo figlio illegittimo Gabriele Maria. Con
un trattato firmato a Sarzana nel 1405, Pisa si trova al
centro di uno scambio tra i Visconti e i Fiorentini, i
primi appoggiati dal re di Francia Carlo VI, ottengono
206.000 fiorini e Sarzana, i secondi ottengono Pisa e il
suo territorio.
Nel 1392 Pietro Gambacorta viene assassinato da
Jacopo D’Appiano a causa delle sue posizioni
filo-fiorentine. Il governo di Pisa era stato nel
frattempo assunto da Gabriele Maria Visconti, figlio
illegittimo di Gian Galeazzo, il quale sottoporrà la
città di Pisa ed i suoi cittadini a sistemi esattoriali
vessatori. I pisani, profondamente umiliati, trucidano
la guarnigione fiorentina posta a presidiare la città;
tornano così a riaprirsi le ostilità tra le due città.
I fiorentini avanzano rapidamente verso Pisa, i
Pisani, sentendosi perduti, scelgono di offrire la loro
città al Duca di Borgogna il quale invia un'ambasciata
per intimare agli assediatori di allontanarsi da Pisa.
Nel 1406 dopo ben nove mesi di assedio Pisa cede e viene
assoggettata al dominio fiorentino. Pontedera e altri
castelli nel 1431 si ribellano ponendosi sotto la
protezione del Piccinino, comandante dell'esercito del
duca di Milano. Dopo appena un anno, tuttavia, Firenze
riconquista tutto e questa volta definitivamente.
Nel 1432 i fiorentini persero alcuni castelli tra cui
quello di Pontedera fu proprio ad opera di Antonio da
Pontedera, un condottiero di ventura di Pisa, al soldo
della repubblica di Lucca.
Pontedera aveva subito parecchie perdite nel corso
degli anni per via delle continue guerre così nel 1454
la Signoria di Firenze ordinò a cento famiglie di
Camporgiano e a cento famiglie di Albiano e Caprignola
di trasferirsi a Pontedera per ripopolare la zona. Ai
nuovi abitanti furono concessi per dieci anni esenzione
dai tributi poi rinnovati fino al 1534. Fu proprio per
questo motivo evidentemente che rimase fedele a Firenze
nel 1494 quando, durante una sollevazione pisana, caccio
il presidio inviato in occasione della venuta di Carlo
VIII a Pisa.
Dal XVII al XIX secolo
Iniziò comunque l'ennesimo periodo di guerre, anche
Pontedera fu occupata dai Pisani ma nel 1509 Pisa si
arrese a Firenze, questa volta definitivamente.
Nel 1554 il Marchese di Marigliano ordinò la
distruzione delle mura di Pontedera. Ciò avvenne perché
i pontederesi durante la guerra austro-ispano-medicea
accolsero nel proprio castello Piero Strozzi l'11
giugno. Truppe della famiglia Strozzi erano già presenti
in passato a Pontedera e cercò quindi di ristabilire
rapporti di fedeltà politica bruciando le scritture
pubbliche e elargendo esenzioni fiscali.
Cessato il periodo di ostilità, a partire dal
Rinascimento Pontedera assume sempre di più le
caratteristiche di un comune a forte vocazione
commerciale, ottenendo l'autorizzazione ad una fiera
annuale prima e ad un mercato settimanale poi.
Con il 1565 Pontedera, dopo essere stata per lungo
tempo sotto la giurisdizione di Cascina, acquista una
sua propria competenza giurisdizionale estesa al
territorio di Ponsacco e Camugliano, Calcinaia, Gello,
Montecastello, Pozzale. Nel 1637 Ferdinando II dei
Medici, istituendo il marchesato di Ponsacco e
Camugliano con sede di residenza del Commissario feudale
elimina la podesteria di Pontedera su questo comune.
I Lorena avevano concesso a Pontedera la fiera
annuale già dal 1471 e mercato settimanale dal 1546 ogni
mercoledi. Il Consiglio dei Duegento delibera il 26
marzo 1565 lo spostamento del giorno del mercato
settimanale al venerdi1, tradizione che rimane ancora
oggi. Questa cambiamento è avvenuto su richiesta degli
stessi abitanti per la concomitanza il mercoledì del
mercato a Pisa. Dal 1680 abbiamo notizie dell'esistenza
della misericordia a Pontedera. L'ultima porzione di
mura medievali e la rocca del XI secolo esistenti vicino
all'attuale Piazza Cavour venne ritenuta un ostacolo
allo sviluppo delle attività commerciali e quindi
distrutta nel 1846 dal Granduca Leopoldo su richiesta
dei commercianti locali. L'11 e 12 marzo 1860 come nel
resto della Toscana ci fu il plebiscito per aderire allo
stato sabaudo. 2210 furono i voti favorevoli, 14 quelli
contrari, 2 i voti nulli.
Nel 1870 Luzio Crastan, impreditore di origine
svizzera, si trasferisce a Pontedera e inizia la
produzione di surrogati di caffè. La fabbrica è presente
ancora oggi dove iniziò la produzione in via primo
maggio (allora via pisana) sebbene l'edificio non sia lo
stesso perché andato distrutto dopo l'incendio del 1916.
Nel 1898 vi furono rivolte per il pane in tutta
Italia e ciò non risparmio Pontedera che ebbe
addirittura un morto. L'8 maggio 1898 Corrado Gambaccini,
di soli 13 anni, fu ucciso in questi tumulti da un colpo
di fucile.
Inizi del XX secolo
Nel inizi del novecento Pontedera era divisa in
cinque quartieri: centro, Bella di Mai (nella zona dove
adesso sorge l'omonimo parco), Crimea (tra via Corridoni
e Via Mazzini), Cina (fuori del ponte) e Bellaria (a est
dell'ospedale)1. Bella di Mai (talvolta definito
Belladimai) proviene dal francese Belle de Mai ed è
stato sorto alla fine del XX secolo come fabbricato a
corte dopo una bonifica dell'Era pochi anni prima.
Nel 1911 venne costituito a Pontedera uno dei primi
gruppi scout italiani, il "Centro d'Organizzazione
R.E.I. di Pontedera", ad opera dell'Avvocato Francesco
Maglioli, futuro Podestà della città. Il centro di
Pontedera era una sezione della prima associazione scout
italiana, fondata l'anno prima a Bagni di Lucca dal
baronetto inglese Sir Francis Vane (prosecutore del
movimento di Robert Baden-Powell) e dal Maestro Remo
Molinari: i R.E.I. cioè "Ragazzi Esploratori Italiani".
Lo scautismo riprenderà poi dopo la Prima Guerra
Mondiale nel giugno del 1922 con la fondazione del
Reparto ASCI Pontedera 1° "San Michele Arcangelo", noto
col nome de "La Vecchia Asci Pontederese". Fondatori
furono il tenente Gualtiero Del Guerra, il sacerdote Don
Ranieri Peretti, Guido Vanni, Adriano Broffoni, Gastone
Pagliai, Alfredo Poggetti e Manlio Meotti. Il Foulard e
la Fiamma riprendevano i colori dello stemma cittadino
bipartito bianco-verde.
Nel 1913 la Regia Marina Italiana costruì in zona "Curigliana",
a sud-ovest della città, un Aeroscalo per Dirigibili che
fu operativo durante tutta la Prima Guerra Mondiale. Nel
dopoguerra l'aeroscalo passò alla Regia Aeronautica e
ospitò numerosi grandi dirigibili costruiti da Umberto
Nobile, tra cui il celebre N-1 ribattezzato Norge con il
quale grande trasvolatore italiano conquistò nel 1926 il
Polo Nord. Lo stesso Nobile soggiornò numerose volte a
Pontedera.
Ma la vera svolta a Pontedera dal punto di vista
industriale si ha con l'inizio delle officine
meccaniche. Tutto inizio con la costituzione del
Consorzio agrario cooperativo nel 1903. Il Consorzio con
una sua officina forniva assistenza tecnica per le
macchine agricole degli associati. Successivamente nel
1915 da vita all'Officine Meccaniche Toscane iniziano la
produzione in proprio. Nel 1923 la società assume il
nome di Costruzione Meccaniche Nazionali e iniziano
l'attività anche di auto da corsa.
L'anno seguente queste officine vennero acquisite
dalla Piaggio che cercavano di espandersi in Toscana.
Tale azienda meccanica si ingrandì parecchio durante gli
anni '30, aumentò il numero degli stabilimendi e del
personale, inziando la produzione di aerei militari, in
particolare bombardieri. Ciò fu favorito anche dalla
presenza del vicino aeroporto militare (già aeroscalo) e
dalla linea ferroviaria ad esso collegata. Le officine e
gli stabilimenti Piaggio sorgevano infatti in prossimità
del Campo d'Aviazione e nel corso deglia anni si
ingrandirono a tal punto da inglobarne l'ingresso, la
palazzina comando, e le caserme. Di particolare successo
fu la produzione del quadrimotore Piaggio P.108, il
primo bombardiere pesante italiano, che fu impiegato a
lungo durante la seconda guerra mondiale dalla Regia
Aeronautica.
Il 30 maggio 1930, per regio decreto, Pontedera fu
proclamata città.
La seconda guerra
mondiale
Durante la seconda guerra mondiale Pontedera fu
duramente bombardata dagli anglo-americani a causa della
presenza della produzione di aerei militari. Tre sono
stati i bombardamenti più importanti. Il primo fu il 6
gennaio 1944 e colpi la zona della stazione. Il secondo
fu il più terribile e venne effettuato poco dopo
mezzogiorno del 18 gennaio colpendo l'orto del Rosati
(dove adesso c'è l'omonimo parco) e distruggendo la zona
di Belladimai. Molti pontederesi si erano rifugiati lì
evidentemente proprio credendo di essere al sicuro in
quel posto. Il terzo bombardamento avvenne il 21
gennaio. Complessivamente i morti furono 103 ai quali
bisogna aggiungere quelli caduti per le mine o i
cannoneggiamenti che sono altri 60. Alla conta si
sommano poi tre partigiani morti per mano tedesca dopo
alcune esplorazioni in zona.
A giugno vennero bombardate le officine Piaggio poste
nell'ex manifatture toscane lungo l'Emissario. In estate
del '44 il fronte della guerra raggiunge l'Arno. Il 18
luglio la 91° Divisione di Fanteria americana è a
Pontedera e si registra il primo morto a causa delle
granate.
La produzione della Piaggio era già stata trasferita
a Biella e in altre località del nord Italia, allora
sotto il controllo tedesco, dopo l'8 settembre. I
dipendenti quindi trasferirono i macchinari e iniziarono
a lavorare là anche sotto la minaccia di essere
deportati in Germania se avessero rifiutato. Dopo i
primi bombardamenti fu nascosto quel poco che era
rimasto a Pontedera nei paesi vicini.
Oltre alla distruzione delle officine della Piaggio
la guerra porta alla completa distruzione del teatro
Andrea da Pontedera e ai due campanili del Duomo.
Alcuni giovani Piaggisti, di età compresa fra i 19 ed
i 24 anni, si trovavano a Biella allorche l'industria
Piaggio con l'avanzare del fronte era stata trasferita
per servire gli "alleati" tedeschi. Ingiustamente
ritenuti collaborazionisti, vennero barbaramente
trucidati per mano dei partigiani dal nome di battaglia
"Cric" e "Milan". La città ne conserva il ricordo con
una lapide posta nel cimitero cittadino e con il nome di
una strada.
Dopo la seconda guerra
mondiale
Il 2 giugno del 1946 si tiene in tutto il Paese il
referendum istituzionale per scegliere una Italia
repubblicana o per dare continuità alla monarchia
sabauda. A Pontedera su 10378 aventi diritto al voto i
voti espressi per la Repubblica furono 7264 mentre i
voti andati alla monarchia furono 2168. I voti non
validi furono 946 dei quali 886 schede bianche.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'industria meccanica
Piaggio fu riconvertita ad uso civile e iniziò la
produzione della celebre Vespa, ideata e progettata
dall'ingegner Corradino D'Ascanio. Nel primo dopoguerra
la Piaggio costruì anche un intero quartiere per i
propri dipendenti, in prossimità degli stabilimenti.
Questo villaggio che prese il nome di "villaggio
Piaggio" costitui un importante risorsa per l'azienda
stessa poiche per mezzo di questo poteva attrarre la
manodopera necessaria agli stabilimenti offrendo al
contempo un alloggio.
Con la fine della guerra e la conversione in fabbrica
di motocicli la Piaggio, e con essa Pontedera, partecipa
attivamente al boom economico degli anni 60.
Il 4 novembre 1966 il fiume Era ruppe gli argini e
inondò la città.
Evoluzione della
giurisdizione di Pontedera
Nella stesura degli statuti di Calcinaia e Pontedera
del 26 settembre 1409 si indica che il Podestà di
Pontedera e Calcinaia è anche podestà di Bientina e
Montecalvoli.
Nel 1515 la Podesteria di Pontedera include Calcinaia,
Montecastello e Ponsacco. Quindi già nel XVI secolo
possiamo affermare che Pontedera iniza ad assumere
importanza in zona superando Calcinaia.
A seguito di un impoverimento della zona si il 17
agosto 1532 la Podesteria di Pontedera e quella di
Cascina vengono unite per un periodo di 10 anni. Tale
periodo è stato prorogato più volte. Ogni sei mesi il
podesta risiede alternativamente a Pontedera o a
Cascina. La podesteria è sottoposta al Vicariato di
Vicopisano, tranne che Montecastello e Ponsacco sotto
quello di Lari. Sotto il profilo giudiziario ricade
tutto su quello di Vicopisano.
Con il 1565 Pontedera acquista una sua propria
competenza giurisdizionale estesa al territorio di
Ponsacco e Camugliano, Calcinaia, Gello, Montecastello,
Pozzale. Nel 1579 risulta invece di nuovo unita a
Cascina.
Il 23 settembre 1637 Ferdinando II dei Medici,
istituendo il marchesato di Ponsacco e Camugliano
concesso a Filippo Niccolini elimina così la podesteria
di Pontedera su questo comune. Nel 1771 la podesteria
ebbe sede definitiva a Pontedera ed ebbe il grado di
maggiore.
Ma successivamente, un motuproprio del 6 settembre
1783 provvide ad eleggere Pontedera come sede di
Vicariato maggiore con giurisdizione civile e criminale
nel proprio territorio (compresa Cascina) e in quello
della Podesteria di Palaia. Con la riforma del 12 giugno
1784 Pontedera fu eletta sede di vicariato con
giurisdizione civile e criminale sopra il proprio
territorio e solo criminale sulla podesteria di Palaia.
Il 24 ottobre 1790 venne soppresso il feudo di
Ponsacco e Camugliano e inglobato a Pontedera. Il
marchese Niccolini rinunciò spontaneamente
all'amministrazione del feudo tornado quindi ad essere
amministrata dal vicario regio di Pontedera. Il feudo
era ereditario e quindi non cessò di esistere fino alla
dominazione francese nel 1808. Tale soppressione fu
confermata dai Lorena nel 1814.
Nel 1830 diviene sede di pretura trasferendola dalla
sede di Palaia. Nella Toscana granducale lorenese
Pontedera ebbe un ruolo amministrativo notevole, essendo
sede della cancelleria dalla quale dipendevano 7 comuni
fra i quali Rosignano Marittimo. All'indomani dell'unità
d'Italia il comune di Pontedera ha tre frazioni: Pozzale
(l'attuale Fornacette), La Rotta e Montecastello. Agli
inizi del XIX secolo il comune di Pontedera include
Oltrarno e parte di Fornacette, adesso frazioni di
Calcinaia. Pochi anni dopo non ha più Oltrarno né la
zona dei Magazzini nè quella del Chiesino. Nel 1930 si
ha il passaggio di un piccolo lembo di terra da
Calcinaia a Pontedera. Tale modifica si è resa
necessaria perché interessava la ditta Crastan che si
trovava proprio in mezzo al confine dei due comuni.
Treggiaia e I Fabbri passano dal comune di Palaia al
quello di Pontedera nel 1931. Nel 2006 per la
costruzione della nuova zona industriale che ricadeva in
piccola parte su Calcinaia, si è deciso un piccolo
scambio di terreni tra questa e Pontedera. L'operazione
è stata regolata nel 2007.
Pontedera e i suoi
corsi d'acqua
Dal punto di vista ambientale la città fu, fin
dall’antichità, sottoposta agli allagamenti causati
dell’Era e dall’Arno che frequentemente rompevano gli
argini e invadevano tutta la piana. Memorabile rimane
l’alluvione del 1333 che distrusse anche l'unico ponte
esistente. Per salvare Pisa fu costruito uno scolmatore
a Putignano nel 1558 e uno a Fornacette nel 1568. Nel
1616 fu costruito l'argine dell'Arno da Pontedera a Pisa
a sinistra, da Caprona a Pisa a destra. Il 12 dicembre
1688 le campagne da Firenze a Pisa erano completamente
allegate per l'esondazione dell'Arno. Nel novembre 1740
l'Arno ruppe gli argini a Pontedera e inondò le campagne
fino a Livorno. Nel 1745 avvene nuovamente una nuova
alluvione questa volta la zona interessata va dall'Era
fino a La Rotta. Nel 1758 oltre alla rottura dell'Arno
si ebbe pure quella dell'Era e della Sterza.
Nell'ultimo millennio ci sono state 56 piene,
mediamente una ogni 18 anni di cui 4 particolarmente
distruttive (1333, 1557, 1844 e 1966).
Tra il 1837 e il 1839 fu costruito da una società per
azioni il ponte alla navetta allora chiamato ponte nuovo
a bocca d'Usciana. Il ponte venne inaugurato nel 1840 e
i Lorena concessero la riscossione del pedaggio alla
società anonima per 130 anni comunque a prezzo inferiore
rispetto al costo che si pagava per il traghettamento.
Nel 1556 iniziano e si protrarranno per circa vent'anni
lavori di deviazione del corso dell'Arno. L'Arno non
passa quindi più per la lunga ansa da Calcinaia e
Bientina ma viene accorciato da Pontedera a Vicopisano.
Calcinaia che prima si trovava a sud del fiume si
ritrova poi a nord dello stesso. Venne concessa quindi
agli abitanti di Calcinaia l'esenzione del tributo per
attraversare l'Arno. Tale privilegio avvenne solo per i
residenti entro la cinta del paese e non a tutto il
comune.
Dopo una delle innumerevoli piene il ponte sull'Era
crollò parzialmente. Inizialmente si penso di
ristrutturarlo ma nel frattempo crollo del tutto. Quindi
fu costruito in meno di due mesi un ponte provvisorio di
legno in attesa di uno in muratura. Nel 1809 crollò
anche quello provvisorio e l'anno seguente l'architetto
Garella ne progetto uno nuovo. Il ponte, interamente in
marmo bianco del Monte Pisano, fu eretto sotto la
dominazione francese e per questo motivo venne chiamato
napoleonico. La costruzione era molto diversa rispetto
alla precedente. L'asse viario prima era leggermente
spostato verso sud e partiva dall'attuale piazza del
ponte. Adesso era possibile invece avere una visuale di
tutto il corso da sopra il ponte. Per la sua costruzione
fu necessario abbattere alcuni edifici anche per il
rialzamento della strada per rendere il ponte più
pianeggiante.
Prima del 1855 si hanno dei lavori presso al foce
dell'Era per porre in sicurezza le industrie che allora
stavano crescendo avanzando di circa 75 metri il terreno
verso l'Arno.
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